O.Carm
S. Nonio Alvares Pereira, Religioso
6 Novembre Memoria
43. I consigli evangelici della castità consacrata a Dio, della povertà e dell'obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli apostoli, dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva. La stessa autorità della Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, si è data cura di interpretarli, di regolarne la pratica e anche di stabilire sulla loro base delle forme stabili di vita. Avvenne quindi che, come un albero che si ramifica in modi mirabili e molteplici nel campo del Signore a partire da un germe seminato da Dio, si sviluppassero varie forme di vita solitaria o comune e varie famiglie, il cui capitale spirituale contribuisce al bene sia dei membri di quelle famiglie, sia di tutto il corpo di Cristo [137]. Quelle famiglie infatti forniscono ai loro membri gli aiuti di una maggiore stabilità nella loro forma di vita, di una dottrina provata per il conseguimento della perfezione, della comunione fraterna nella milizia di Cristo, di una libertà corroborata dall'obbedienza, così che possano adempiere con sicurezza e custodire con fedeltà la loro professione religiosa, avanzando nella gioia spirituale sul cammino della carità [138].
Un simile stato, se si riguardi la divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non è intermedio tra la condizione clericale e laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua missione salvifica [139].
Natura e importanza dello stato religioso
44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga all'osservanza dei tre predetti consigli evangelici; egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra di tutto, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio. Già col battesimo è morto al peccato e consacrato a Dio; ma per poter raccogliere in più grande abbondanza i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti che potrebbero distoglierlo dal fervore della carità e dalla perfezione del culto divino, e si consacra più intimamente al servizio di Dio [140]. La consacrazione poi sarà più perfetta, in quanto legami più solidi e stabili riproducono di più l'immagine del Cristo unito alla Chiesa sua sposa da un legame indissolubile.
Siccome quindi i consigli evangelici, per mezzo della carità alla quale conducono [141] congiungono in modo speciale coloro che li praticano alla Chiesa e al suo mistero, la loro vita spirituale deve pure essere consacrata al bene di tutta la Chiesa. Di qui deriva il dovere di lavorare, secondo le forze e la forma della propria vocazione, sia con la preghiera, sia anche con l'attività effettiva, a radicare e consolidare negli animi il regno di Cristo e a dilatarlo in ogni parte della terra. Per questo la Chiesa difende e sostiene l'indole propria dei vari istituti religiosi. Perciò la professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Poiché infatti il popolo di Dio non ha qui città permanente, ma va in cerca della futura, lo stato religioso, il quale rende più liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, meglio anche manifesta a tutti i credenti i beni celesti già presenti in questo tempo, meglio testimonia l'esistenza di una vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del regno celeste. Parimenti, lo stato religioso imita più fedelmente e rappresenta continuamente nella Chiesa la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò venendo nel mondo per fare la volontà del Padre e che propose ai discepoli che lo seguivano. Infine, in modo speciale manifesta l'elevazione del regno di Dio sopra tutte le cose terrestri e le sue esigenze supreme; dimostra pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della potenza di Cristo-Re e la infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa.
Lo stato di vita dunque costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua santità.
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Beata Francesca d'Amboise, Religiosa
5 Novembre Memoria facoltativa
Nacque probabilmente a Thouars il 28 sett. 1427 da Luigi, visconte di Thouars e Maria di Rieux dei baroni d’Encenis. Promessa sposa appena quattrenne a Pietro, secondogenito del duca di Bretagna, passò il resto della sua giovinezza presso la futura suocera Giovanna, sorella di Carlo VII, re di Francia, la quale le impresse quello spirito profondamente cristiano ricevuto dagli insegnamenti di S. Vincenzo Ferreri. Pietro, essendogli premorti il padre e il fratello maggiore, ascese al trono ducale di Bretagna ed insieme con Francesca fu incoronato nella cattedrale di Rennes nel 1450. L’influsso benefico sul duca, suo marito, sull’andamento della corte e delle cose di stato fu profondo ed i sette anni del suo governo saranno ricordati presso il popolo come «i tempi della beata duchessa».
Rimasta vedova nel 1457, nonostante le pressioni paterne e del re di Francia, non solo si oppose alle seconde nozze, ma si orientò verso la vita religiosa. Dopo ripetuti colloqui con il b. Giovanni Soreth, priore generale dei Carmelitani, si decise per il Carmelo, mettendo a disposizione i propri averi per la fondazione del primo monastero carmelitano femminile in Francia: esso sorse a Bondon, presso Vannes, nel 1463, con le monache che il b. Soreth aveva fatto trasferire dal monastero di Liegi. Ad esse il 25 marzo 1468 si unì Francesca, che volendo colmare la distanza sociale con le consorelle, chiese loro che sostituissero il titolo di duchessa con quello di «ancella di Cristo».
Nel 1477 fondò, sotto la protezione della Madonna des Couëts (de Scotiis), un secondo monastero a Nantes, che due anni dopo accolse le monache rimaste dell’ex-monastero di Bondon. Per tali fondazioni e per l’influsso sulla legislazione adottata nel suo ed in altri Carmeli francesi, viene riconosciuto a Francesca il titolo di fondatrice delle Carmelitane in Francia. A lei si deve l’introduzione della pratica della Comunione frequente (e per le malate anche quotidiana) e l’imposizione per voto, sotto pena di scomunica, della strettissima clausura che impediva sia l’accesso al monastero a tutte le persone estranee (comprese le donne), sia l’uscita delle monache dal recinto claustrale. Con tale voto anticipò di un secolo la legislazione di s. Pio V e preservò le sue religiose da quei danni che la mancanza di clausura produsse in altre parti.
Morì a Nantes il 4 novembre 1485. Durante la Rivoluzione francese le monache furono costrette ad abbandonare il convento, i ricordi della beata furono dispersi e il corpo venne profanato. Le si attribuiscono alcune istruzioni claustrali, il cui manoscritto sarebbe andato perduto, ed alcune meditazioni pubblicate da Christophe Le Roy. Il suo culto venne riconosciuto da Pio IX il 16 luglio 1863. Si suole raffigurare con gli occhi rivolti al Crocifisso che tiene nelle mani; sul suo abito carmelitano porta la cappa di ermellino (invece che di lana) per ricordare il suo rango di duchessa.
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International Carmelite Congress for the Laity 2024


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The Congress of Lay Carmelites Held in Rome
Concluye el Congreso de Laicos Carmelitas en Roma
Concluso il Congresso dei laici carmelitani a Roma
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Photos of the International Carmelite Congress for the Laity 2024
Fotos del Congreso Internacional para Laicos Carmelitas 2024
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Celebrano a Roma il Giubileo del Mondo Educativo
60° anniversario della Gravissimum Educationis celebrato in occasione del Giubileo del Mondo Educativo
Le Università Pontificie si sono unite a Papa Leone XIV nella celebrazione del 60° anniversario della Gravissimum Educationis durante una Messa celebrata lunedì 27 ottobre in occasione del Giubileo del Mondo Educativo. Il Papa ha anche firmato una Lettera Apostolica, Disegnare nuove mappe di speranza, riflettendo sull'attualità del documento conciliare nel mondo di oggi e sulle sfide dell'educazione odierna, con particolare attenzione alle scuole e alle università cattoliche. Egli ha scritto che il documento del Vaticano II «ha ricordato alla Chiesa che l'educazione non è un'attività accessoria, ma costituisce il tessuto stesso dell'evangelizzazione».
Le università e gli istituti pontifici di Roma contano più di 15.000 studenti provenienti da circa 125 nazioni. Anche in molte altre parti del mondo esistono università pontificie o università con una facoltà pontificia.
Commentando il fatto che molti milioni di bambini in tutto il mondo non hanno accesso all'istruzione primaria, egli ricorda alla Chiesa che nella sua Esortazione Apostolica Dilexi te ha scritto che l'istruzione è «una delle più alte espressioni della carità cristiana». In seguito ha ripetuto un altro passo della Delexi te in cui ha scritto: «Per la fede cristiana, l'istruzione dei poveri non è un favore, ma un dovere».
Nella sua omelia durante la Messa in San Pietro, Papa Leone ha parlato del profondo simbolismo del pellegrinaggio. «La vita ha senso solo quando è vissuta come un viaggio», ha osservato... È un continuo «passaggio», dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, ed è l'esperienza del Mistero Pasquale che ci chiama a un costante rinnovamento e alla speranza.
Papa Leone ha affrontato la frammentazione nella visione d'insieme, unendo la conoscenza al significato. Ha parlato di questa questione affrontata da Agostino, Tommaso d'Aquino, nonché dalle sante carmelitane Teresa d'Ávila ed Edith Stein. «La Chiesa ha bisogno di questa prospettiva unificata sia per oggi che per domani», ha continuato, incoraggiando studenti e professori a fare in modo che il loro lavoro accademico non rimanga «un esercizio intellettuale astratto», ma diventi piuttosto una forza che trasforma la vita, approfondisce la fede e rafforza la testimonianza del Vangelo.
Il Papa ha descritto la missione degli educatori come una vera opera di misericordia. Insegnare, ha detto, è come il miracolo del Vangelo, «perché l'attività dell'educatore è quella di elevare le persone, aiutandole a diventare se stesse e capaci di sviluppare una coscienza informata e la capacità di pensiero critico».
Nutrire quella fame di verità che è in tutti non è solo un dovere accademico, ma un compito umano fondamentale. “Nutrire la fame di verità e di significato è un compito essenziale, poiché senza di essi cadremmo nel vuoto e soccomberemmo persino alla morte”, ha affermato.
Riferendosi al Vangelo del giorno (Luca 13, 10-17) in cui Gesù guarisce la donna curva da diciotto anni, il Papa ha pregato affinché tutti coloro che sono impegnati nella vocazione accademica possano essere «uomini e donne che non sono mai curvi su se stessi, ma sempre eretti», portando con sé «la gioia e la consolazione del Vangelo ovunque andiate».
La Famiglia Carmelitana in tutto il mondo educa migliaia di studenti, dalla scuola materna all'università. Molti Carmelitani sono impegnati nell'istruzione universitaria. Ci sono 30 scuole amministrate dall'Ordine e anche molte delle Congregazioni affiliate hanno scuole. I programmi dell'Ordine sulla formazione continua - nelle scuole, nelle parrocchie e nei centri di ritiro - consentono agli adulti di continuare ad approfondire la loro fede attraverso una varietà di programmi.
Per la celebrazione del Giubileo del Mondo Educativo si sono svolti numerosi eventi in Vaticano e nei dintorni, coordinati dal Dicastero per la Cultura e l'Educazione. Oltre alla Messa del 27 ottobre, si sono tenuti tre incontri con Papa Leone. Una seconda Messa è prevista per sabato 1 novembre in occasione della proclamazione di San John Henry Newman dottore della Chiesa.
Leggi la Lettera Apostolica Disegnare Nuove Mappe di Speranza
Leggi Gravissimum Educationis
Un gioiellino del 1495 della Biblioteca Carmelitana
Dai depositi librari della Biblioteca Generale Carmelitana, è venuto alla luce un elegante incunabolo stampato a Brescia il 13 settembre 1495, presso il tipografo e librario Bernardino Misinta, attivo dal 1490 al 1509, tra Lombardia e Veneto.
Il volume contiene la traduzione latina, effettuata dal veneziano Girolamo Donati (1456-1511), dell’opera De anima del filosofo greco e commentatore aristotelico Alessandro di Afrodisia (secc. II-III).
L’incunabolo – dal latino incunabulum, ovvero in culla, per indicare i primi libri stampati entro il XV secolo –, non mostra ancora il tipico frontespizio che subentrerà solo a partire dal 1500 in poi, ma una carta d’incipit del tutto similare a quelle presenti nei coevi codici manoscritti, con iniziale incipitaria rubricata, di modulo maggiore, su sfondo floreale, eseguita con tecnica xilografica [foto 1]. A corredo del testo è visibile, inoltre, un fregio vegetale, inserito manualmente, che si dipana su tre lati della pagina, ad eccezione del margine inferiore, dove si distinguono tre timbri, tra cui quello della Biblioteca Carmelitana [foto 1].
Come di consueto per i primi libri a stampa, il carattere tipografico utilizzato (il cosiddetto “carattere romano”) riproduce le sembianze della scrittura umanistica adoperata nei codici quattrocenteschi.
L’influsso dei libri manoscritti è visibile anche all’interno del volume, ove sono presenti spazi bianchi riservati alla decorazione, accompagnati da “letterine guida”, in corrispondenza delle iniziali maggiori di testo, che dovevano essere stampate in un secondo momento rispetto al testo [foto 2].
Sull’ultima pagina dell’esemplare è presente il colophon, dove vengono riportati i dati relativi alla stampa, come il nome del tipografo, la data e il luogo [foto 3].
Infine, poiché all’epoca i libri erano conservati in orizzontale, sul taglio inferiore erano aggiunti a mano il nome dell’autore e il titolo dell’opera [foto 4].
[da: ABiGOC: Archivio e Biblioteca Generali dell’Ordine Carmelitano]Il Papa Leone XIV visita la FAO per il suo 80°anniversario
Il 16 ottobre 2025, Papa Leone XIV ha raggiunto in auto la sede della Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) per commemorare la Giornata mondiale dell'alimentazione e l'80°anniversario dell'organizzazione. Ad accompagnarlo c'erano il primo ministro italiano Giorgia Meloni e altri leader internazionali, tra cui il re Letsie III del Lesotho, la regina Letizia di Spagna, il presidente dell'Uruguay YamandúOrsi Martínez e l'ottavo segretario generale delle Nazioni Unite, BanKi-moon.
Tutti i papi da Paolo VI in poi, ad eccezione di Giovanni Paolo I durante il suo breve pontificato, hanno avuto rapporti con la FAO, concretizzando il continuo sostegno della Santa Sede all'agenzia delle Nazioni Unite nel compimento della sua missione. Questa era la prima visita di Papa Leone e durante il suo discorso il pontefice ha ribadito la missione dell'organizzazione di porre fine alla fame e di costruire sistemi agroalimentari resilienti in tutto il mondo. Ha anche colto l'occasione per esortare la comunità internazionale a raddoppiare gli sforzi per sradicare la fame, la malnutrizione e l'insicurezza alimentare, mali che ha descritto come “una ferita morale che affligge l'intera famiglia umana”.
Il Direttore Generale, riconoscendo la presenza del Papa e di molti altri leader provenienti da tutto il mondo, ha affermato: “La vostra presenza qui oggi è un vero riflesso del fatto che la fame non conosce confini e che la sfida della sicurezza alimentare richiede l'unità tra le nazioni”. Ha implorato che si continui ad agire in questo settore. “I leader mondiali e le persone di tutto il mondo devono unirsi, accomunati dalla nostra convinzione collettiva che il diritto al cibo sia un diritto umano fondamentale e che la pace sia un prerequisito per la sicurezza alimentare”, ha affermato.
Nel suo discorso, il Papa ha parlato dell'inaccettabile uso del cibo come arma di guerra, che secondo lui contraddice tutto il lavoro di sensibilizzazione svolto dalla FAO negli ultimi ottant'anni. “A ottant'anni dalla fondazione della FAO, la nostra coscienza deve ancora una volta sfidarci di fronte al flagello sempre presente della fame e della malnutrizione”, ha affermato il Papa. “A questo proposito, considero un vero successo che la Giornata mondiale dell'alimentazione sia celebrata quest'anno con il tema ‘Mano nella mano per un'alimentazione migliore e un futuro migliore’ (solo in inglese o spagnolo). In un momento storico caratterizzato da profonde divisioni e contraddizioni, sentirsi uniti dal legame della collaborazione non è solo un bellissimo ideale, ma un risoluto invito all'azione”.
Continuando a sottolineare la necessità di passare dalle parole ai fatti, il pontefice ha affermato: “Non possiamo accontentarci di proclamare valori, dobbiamo incarnarli”. Ha poi aggiunto: “Gli slogan non sollevano le persone dalla miseria. Dobbiamo mettere la persona umana al di sopra del profitto e garantire la sicurezza alimentare, l'accesso alle risorse e lo sviluppo rurale sostenibile”.
Istituita con una risoluzione delle Nazioni Unite nel 1979 e celebrata per la prima volta nel 1981, la Giornata mondiale dell'alimentazione si celebra ogni anno il 16 ottobre. Attualmente è una delle ricorrenze delle Nazioni Unite più celebrate, con eventi organizzati in oltre 150 paesi. La Giornata offre alle persone l'opportunità di riflettere sulla responsabilità di prendersi cura della terra e dell'acqua, sostenere chi la coltiva e rafforzare i sistemi che portano il cibo sulle nostre tavole.
La missione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) è quella di sconfiggere la fame, l'insicurezza alimentare e la malnutrizione in modo sostenibile, sostenendo al contempo la dignità di ogni essere umano. Ciò è più importante che mai in un mondo in cui i conflitti, la crisi climatica, le migrazioni forzate e il divario crescente tra ricchi e poveri mettono in dubbio la buona volontà della comunità internazionale di anteporre la persona umana al profitto in nome della giustizia e della pace.
L'ALACAR riunisce la famiglia carmelitana
L'incontro dell'ALACAR porta grande unità nella famiglia carmelitana
L'Asociación Latinoamericana de los Carmelitas (Associazione Latinoamericana dei Carmelitani) (ALACAR) ha tenuto un incontro presso il Centro Teresiano de Espiritualidade a São Roque, in Brasile, dal 20 al 25 ottobre 2025. L'incontro è stato ospitato con eccezionale ospitalità, cura e spirito contemplativo dai nostri fratelli e sorelle Carmelitani Scalzi (OCD).
L'ALACAR è composta da religiosi dell'Ordine del Carmelo (OCARM) e dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi (OCD), membri di varie congregazioni carmelitane e laici carmelitani del Terzo Ordine provenienti da tutta l'America Latina. L'assemblea di quest'anno ha riunito oltre 90 partecipanti, che hanno rappresentato la ricchezza e la diversità della famiglia carmelitana: frati, suore, sorelle e laici carmelitani provenienti da ogni regione del continente.
Il tema della conferenza era “María, maestra de oración” (Maria, maestra di preghiera). Sono state programmate otto conferenze, tra cui: Maria missionaria visita l'America Latina - Caratteristiche di una missione mariana dopo l'evento di Guadalupe, di Cándido Celestino Gonzalez, OCD, e Maria, Arca dell'Alleanza - Presenza mariana nei santuari dell'America Latina, di Renê Augusto Vilela da Silva, O. Carm.
Mercoledì, le conferenze sono state: Maria, donna e madre - Un'interpretazione femminile, di Liliana Franco della Compagnia di Maria, e Maria, Magnificat - Un approccio dalla spiritualità carmelitana ed ecologica, di Miguel Márquez, OCD, Superiore Generale dei Carmelitani Scalzi. Il terzo giorno, le conferenze sono state Maria Regina e Bellezza del Carmelo di Martín Martínez, OCD e Maria nella vita quotidiana: un approccio mariologico alla luce di Santa Teresa delle Ande di Luisa Escobar, CM. Le ultime due conferenze sono state Maria, seguace di Gesù - Un approccio biblico a Maria dalle Beatitudini di Jairo Gómez, OCD e Maria, mistagoga - Il ruolo di Maria nella formazione iniziale e permanente di Edimar Fernando Moreira, O. Carm.
All'incontro hanno partecipato i vertici di entrambi gli Ordini: P. Miguel Márquez, OCD, Superiore Generale; P. Martín Martínez Larios, OCD, Definitore Generale per l'America Latina; e P. Nepi Willemsen, O. Carm., Consigliere Generale per le Americhe. La loro partecipazione è stata un forte segno di comunione e di visione condivisa nella famiglia carmelitana.
Mercoledì, il vescovo João Bosco Barbosa de Sousa, OFM, ha presieduto l'Eucaristia. È il terzo vescovo di Oasaco, nello stato di San Paolo, dove si è tenuta la conferenza.
Durante tutta la settimana, i partecipanti hanno riflettuto su Maria come modello vivente di preghiera, donna di silenzio e interiorità, di ascolto e intercessione, di misericordia e fede profetica. Lungi dall'essere una figura meramente devozionale, Maria è emersa come vera maestra di discepolato e preghiera contemplativa, guidando la famiglia carmelitana a riscoprire le sue radici contemplative e la sua missione profetica.
La settimana è stata caratterizzata anche da una profonda esperienza di comunione e fraternità tra tutti i rami della famiglia carmelitana. Gli scambi, le liturgie e le riflessioni condivise hanno approfondito la consapevolezza che siamo un'unica famiglia nel Carmelo, uniti nella diversità e chiamati a pregare e servire insieme per la vita della Chiesa.
Il raduno ALACAR, che si tiene ogni quattro anni, sarà organizzato dall'Ordine del Carmelo (OCARM) e si terrà nell'ottobre 2029.
Celebrando in Casa - Commemorazione di tutti i fedeli defunti
Rendere grazie con cuore grato
(Luca 7:11-17)
Questo fine settimana celebriamo coloro che ora sono nelle mani di Dio.
Preghiamo per loro con fede e speranza.
Come dice san Paolo, la prova che Dio ci ama è che Cristo è morto per noi quando eravamo ancora peccatori; e mediante la sua morte siamo stati resi giusti agli occhi di Dio (Romani 5,8-10). Dio non aspetta che siamo perfetti prima di venirci incontro con il suo amore.
Ringraziamo il Signore per la presenza dei nostri fratelli e sorelle defunti nella nostra vita. Li riconosciamo come un dono e una benedizione.
Anche in mezzo alla tristezza, siamo consapevoli della bontà di Dio che ce li ha fatti conoscere e amiamo ricordarli con gratitudine. La nostra preghiera per loro esprime la speranza cristiana che la morte non è la fine della vita, e che un giorno ci ritroveremo nel Regno di Dio.
Rendere grazie a Dio è un elemento fondamentale della nostra liturgia. La parola Eucaristia significa “rendere grazie”. La parola liturgia significa “servizio pubblico”. Quando parliamo della Liturgia dell’Eucaristia, parliamo del tempo che trascorriamo nella Messa compiendo il nostro servizio pubblico di rendimento di grazie a Dio.
Il Vangelo della commemorazione di oggi è insieme toccante ed emozionante. Gesù incontra il corteo funebre di un giovane. È profondamente commosso dalla compassione per la madre del giovane e per lui stesso.
Il Vangelo ci dice che la madre è vedova, e il giovane che è morto è il suo unico figlio. Ai tempi di Gesù ciò significava che la donna, oltre ad essere affranta dal dolore, era anche estremamente vulnerabile: non aveva più nessuno che potesse rappresentarla nelle questioni legali o economiche, né qualcuno che provvedesse al suo sostentamento.
Nel ridare la vita al figlio, Gesù ridona anche la vita alla madre. È una doppia restaurazione, una doppia benedizione, un doppio segno della bontà e della compassione di Dio.
Oggi ci uniamo a tutta la Chiesa nella preghiera perché Dio accolga pienamente i nostri fratelli e sorelle defunti nel suo abbraccio divino.
- pdf Celebrating At Home - Commemoration Of All Souls [PDF] (2.79 MB)
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- pdf Celebrando en Familia - La conmemoración de los fieles difuntos (476 KB)
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- pdf Celebrando em família - A comemoração dos fieis defuntos (460 KB)
XXXIV Incontro della Famiglia Carmelitana
Lo scorso 18 ottobre 2025, festa di San Luca, la Provincia Betica, in Spagna, ha celebrato il XXXIV Incontro della Famiglia Carmelitana. In questa occasione, la giornata si è svolta a El Viso del Alcor (Siviglia), nell'anno del centenario della fondazione della Confraternita e Corporazione di Nostra Signora del Monte Carmelo di tale località.
Hanno partecipato più di cento persone, senza contare la presenza dei religiosi della Provincia che hanno accompagnato i diversi gruppi provenienti da diciassette realtà del nostro territorio (Suore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, TOC, Confraternite, insegnanti delle nostre scuole e parrocchiani). Si è distinta la presenza del P. Generale dell'Ordine, P. Desiderio García Martínez che, oltre a presiedere l'Eucaristia dell'incontro, ha tenuto una bella ed emozionante conferenza sulla vita e l'esperienza di fede di fra Pablo María de la Cruz.
Il Commissario del Portogallo visita Timor Est
Alcuni giorni di gioiosa fraternità con i Carmelitani di Timor Est
Data la vicinanza geografica e il fatto che mi trovavo in Indonesia per il Capitolo Generale e avevo già programmato questa visita con il priore provinciale della Provincia dell'Australia e Timor Est, Bruce Clark, ho avuto l'opportunità di fare una visita fraterna ai nostri confratelli di questa Provincia a Timor Est.
Il legame tra il Portogallo e Timor Est è un fatto storico. I primi mercanti e missionari portoghesi arrivarono su quest'isola nel 1515, sfruttando le risorse naturali della regione e proclamando il Vangelo. Timor è stato territorio portoghese fino al 1975.
Nonostante tutte le vicissitudini storiche, dal 22 maggio 2002 Timor Est è un territorio completamente indipendente. Il legame con il Portogallo è stato mantenuto grazie alla nostra storia comune e alla collaborazione reciproca in vari settori. Ad esempio, una delle lingue ufficiali di Timor Est è il portoghese.
È in questo contesto che il Commissariato dei Carmelitani in Portogallo ha mantenuto uno stretto rapporto con i Carmelitani di Timor Est, sostenendo i confratelli nella loro formazione e nell'apprendimento della lingua portoghese. È stato proprio questo rapporto che mi ha portato a visitare i nostri confratelli in questo Paese per una settimana. Alla vicinanza storica, culturale e collaborativa, ho ora aggiunto un'esperienza di vicinanza attraverso la presenza fisica.
Posso testimoniare la gioia con cui questi fratelli vivono il carisma e la fraternità, e come le diverse generazioni vivono una vita semplice di preghiera, collaborazione e sostegno reciproco. È con questa stessa gioia che accolgono coloro che li visitano.
Timor Est pullula di vocazioni. Pulsa di speranza nel vivere e proclamare Gesù Cristo e il carisma carmelitano. Sta crescendo nella comunione e nella partecipazione alla Chiesa locale. L'affetto con cui vengono trattati i Carmelitani è una testimonianza di questa dedizione nella comunità.
Ciò che mi ha colpito è stata anche la vicinanza tra i vari rami della Famiglia Carmelitana: confratelli, laici e suore carmelitane. C'è una grande complicità tra tutti e la realizzazione di progetti in cui tutti sono coinvolti.
È una presenza in crescita dal 2001, quando i nostri confratelli in Australia hanno avviato questo progetto. Oltre alle comunità più antiche di Hera (due comunità di formazione), Zumalai e Fatuhada (Dili), i confratelli stanno avviando una nuova comunità a Comoro (Dili) e hanno abbracciato un progetto missionario a Guisarudo, dove stanno creando le condizioni spirituali e materiali per la creazione di una nuova parrocchia.
Personalmente ho potuto constatare la generosità dei confratelli nel loro servizio alla comunità e della comunità nei confronti dei confratelli. Alcuni confratelli sono ancora presenti negli istituti e nei fronti di formazione legati alla filosofia e alla teologia, oltre ad essere chiamati a guidare ritiri e fornire assistenza spirituale ad alcune cappellanie.
Ho avuto l'opportunità di visitare alcune case delle Suore Carmelitane della Vergine Maria del Monte Carmelo. L'impegno delle suore nel settore dell'istruzione, nella gestione di un centro di ritiro e in vari progetti socio-caritativi, soprattutto in contesti periferici, è encomiabile. Vorrei anche ringraziare le suore per la loro accoglienza fraterna, sempre molto vivace e coreografata!
Porto con me un'invidiabile collezione di “tais” (abiti tradizionali di Timor usati per onorare e accogliere le persone) che conservo come simbolo di un momento memorabile! Oltre a visitare e socializzare con i vari rami della Famiglia Carmelitana, ho anche avuto la possibilità di visitare alcuni dei luoghi emblematici e storici di Timor, nonché alcune delle sue bellezze naturali.
In un anno giubilare dal tema “Pellegrini di speranza”, questi giorni a Timor Est sono stati per me un'occasione per rafforzare la speranza nel presente e nel futuro dell'Ordine Carmelitano, ovunque esso sia. Hanno perfettamente completato e arricchito il ricordo della fraternità e della vitalità dell'Ordine vissute al Capitolo Generale di Malang.
Ringrazio Dio per la testimonianza di fraternità che ho ricevuto e per la gioia dei nostri confratelli in questo cammino “buono e santo” in “obbedienza” a Gesù Cristo, seguendo l'esempio di Maria ed Elia.
Agostinho Marques Castro, O. Carm.
Commissario Generale




















