O.Carm
Celebrando in Casa - V Domenica del Tempo Ordinario
In cammino con Gesù
(Mc 1:29-39)
La storia del primo giorno di ministero di Gesù a Cafarnao continua nel Vangelo di questa domenica.
Dopo aver lasciato la sinagoga dove aveva guarito l’indemoniato, Gesù torna alla casa di Simone. Egli guarisce la suocera di Simone e la reintegra nel suo ruolo in qualità di garante dell’ospitalità, pratica considerata sacra per le famiglie ebraiche. Nessuna parola viene proferita. Gesù semplicemente prende la sua mano e la aiuta ad alzarsi. Nel fare ciò, egli compie azioni che sono normalmente considerate tabù, come toccare un malato e toccare una donna con cui non si è imparentati. Ma nel Vangelo di Marco la legge e le consuetudini non possono intralciare il percorso della potenza guaritrice di Dio.
Quella sera, dopo il tramonto, quando il sabato era ormai concluso, le persone cominciano a portare malati e indemoniati a Gesù affinché egli li guarisca.
Si noti quanti elementi ‘locali’ siano presenti in questi passi del Vangelo di Marco: un uomo del posto nella sinagoga, una donna del posto nella sua stessa casa, gente del posto attorno alla porta, gente del posto che viene portata per esser guarita.
In tutte queste storie di guarigione, Marco ci presenta un Gesù che conversa singolarmente con ciascun individuo. Ciascuno riceve un trattamento personalizzato, a volte attraverso delle parole, a volte con un tocco, a volte entrambe queste modalità. C’è una forte dimensione di intimità in questo ministero di guarigione che Gesù opera.
È interessante notare come i demoni sanno riconoscere perfettamente la vera identità di Gesù, mentre le persone umane hanno bisogno di molto più tempo per riconoscerlo.
Sul far del mattino Gesù va a pregare da solo. Gesù prega sia in una funzione pubblica come quella della sinagoga, sia in solitari momenti di quieta comunione con Dio. Marco ci aiuta a capire che entrambe queste dimensioni sono necessarie per degli aspiranti discepoli. Gesù comincia e finisce le sue giornate in preghiera.
Trovato Gesù, i discepoli lo supplicano di tornare in città, ma Gesù ha un’altra idea in mente. La sua predicazione e le sue guarigioni non hanno come destinatari solo le persone di Cafarnao, ma tutta la popolazione della Galilea.
Non c’è dubbio che i discepoli debbano aver gradito di essere alla presenza di una personalità che compiva così grandi prodigi!
Ma per Gesù il punto non è egli stesso, ma la sua missione di proclamare la Buona Novella di Dio attraverso parole e azioni di guarigione. Le storie di guarigione sottolineano l’idea che l’esperienza di Dio attraverso la persona di Gesù portano guarigione e integrità, non morte e distruzione.
La predicazione di Gesù, così come le sue storie di guarigione, verte fondamentalmente sulla trasformazione del reale – persone umane che si trasformano nel popolo di Dio.
- pdf Celebrating At Home - 5th Sunday in Ordinary Time [PDF] (3.06 MB)
- default Celebrating At Home - 5th Sunday in Ordinary Time [ePub] (5.10 MB)
- pdf Celebrando en Familia - V Domingo del Tiempo Ordinario (508 KB)
- pdf Celebrando in Casa - V Domenica del Tempo Ordinario (497 KB)
- pdf Celebrando em familia - V Domingo Do Tempo Comum (700 KB)
B. Candelaria di San Giuseppe, Vergine
1 Febbraio Memoria facoltativa in America Latina
Nata ad Altagracia de Orituco l'11 agosto 1863, Susanna Paz-Castillo Ramírez, il suo nome di battesimo, accolse con entusiasmo la chiamata di Dio alla santità, e fin da molto giovane si distinse per la pratica della carità viva ed effettiva,con la quale assistette,consolò e curò i malati e i feriti che le vicende belliche avevano lasciato nelle strade della sua città natale. Incoraggiata dal sacerdote Sixto Sosa, in seguito Vescovo di Cumaná, si consacrò al servizio dei malati all'ospedale “Sant'Antonio”, fondato nel 1903 ad Altagracia de Orituco.
Omelia alla Messa di beatificazione della Bl CandelariaCardinale José Saraiva MartinsCaracas, Venezuela
Domenica – 27 aprile 2008
1. Ascoltando le parole di Gesù nel Vangelo appena proclamato, vengono in mente le meravigliose riflessioni di Sant'Agostino, quando dice che se, malauguratamente, i quattro Vangeli fossero stati distrutti da un incendio e si fossero salvate solo le parole "Dio è amore", la sostanza sarebbe rimasta intatta. In quale religione l'amore è tutto, come nel cristianesimo? La fede cristiana è un atto d'amore, come ci ha ricordato Benedetto XVI nella sua prima enciclica. L'esergo del brano evangelico di oggi è emblematico: "Gesù dice ai suoi discepoli: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti". In questo "se mi amate" c'è la sintesi del cristianesimo.
Chi ama fa tutto per amore, anche le cose impossibili, senza esserne appesantito, perché osserva la legge interiore, che è più esigente di qualsiasi disciplina esterna. E poiché il linguaggio dell'amore non sono le parole, ma l'unione di chi ama con l'amato, nei sette versetti del Vangelo di questa domenica Gesù parla sette volte di unione. Infatti, essere-in: esprime il verbo affascinante dell'unione suprema e totale: i discepoli sono "in" Cristo e Cristo "è in" Padre.
2. La liturgia della Chiesa, con sapiente pedagogia, ci prepara alla grande solennità della Pentecoste. La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ci presenta lo Spirito Santo, ricevuto attraverso l'imposizione delle mani degli Apostoli. Anche il Vangelo, su cui stiamo meditando, parla dello Spirito Santo che i discepoli riceveranno come Paraclito: che in greco significa a volte Consolatore, a volte Difensore, o entrambi. San Giovanni insiste nel suo Vangelo sul titolo di Paraclito, perché storicamente la Chiesa, dopo la Pasqua, ha avuto un'esperienza viva e forte dello Spirito come consolatore, difensore, alleato nelle difficoltà interne ed esterne, nelle persecuzioni e nella vita quotidiana. Nei primi secoli, quando la Chiesa è perseguitata, fa l'esperienza quotidiana delle prove e delle condanne; è allora che vede nel Consolatore l'avvocato e il difensore divino contro i suoi accusatori umani. Il Consolatore è vissuto come colui che assiste i martiri e che, davanti ai giudici dei tribunali, mette sulle loro labbra la parola che nessuno è in grado di confutare. Dopo l'epoca delle persecuzioni, l'accento si sposta e il significato predominante è quello di consolatore nelle tribolazioni e nelle angosce della vita.
Nella contemplazione del Paraclito sentiamo la forza di onorare e invocare lo Spirito Santo, e di essere noi stessi altri "Paracliti", "consolatori", nel senso pieno del termine, secondo la misura divina. Se è vero che il cristiano deve essere alter Christus, un altro Cristo, è anche vero che deve essere alter Paraclitus, un altro consolatore.
3. Essere consolatori, paracliti, è una qualità che tutti i santi hanno avuto in generale: come il Buon Samaritano, hanno lavorato per lenire le ferite di tanti fratelli e sorelle, con il balsamo della misericordia e l'olio della speranza cristiana. Con l'animo pieno di gioia, oggi, contemplando la vita e l'esempio della nuova Beata venezuelana, e il suo carisma che si trasmette nella sua opera, attraverso le sue figlie, le Suore Carmelitane del terzo ordine carmelitano in Venezuela, osserviamo che una vera e propria "arte della consolazione" spicca come caratteristica dominante. Nella sua semplicità, Madre Candelaria ha vissuto e ci propone, in tutta la sua attualità, una vera e propria teologia della consolazione. Questo spiega i fatti della sua vita quotidiana che, anche con una semplice parola o un gesto, sempre vissuti con la sua costante e ardente preghiera e una fede viva e profonda, ha saputo avvicinare tanti malati. Certamente è stato Dio a "consolare" attraverso di lei.
Colpisce, nelle testimonianze raccolte per la sua causa di beatificazione, come l'amore della Beata per Dio fosse intimamente unito a quello per il prossimo. Infatti, fin da giovanissima si dedicò al servizio degli altri, nella cura dei malati o nella catechesi dei giovani e degli adulti, con un'attenzione materna alle suore della sua congregazione. Una vita consumata trascorrendo ore e ore al capezzale degli ammalati, fino a morire di fame per poter sfamare i malati in ospedale e a fare viaggi faticosi per trovare i soldi per gli ospedali.
E così, anno dopo anno, sempre - e forse questa è una delle caratteristiche più attraenti della Beata Candelaria - con grande semplicità, senza drammi, sempre serena e pronta all'ascolto, senza mai lamentarsi delle persone che rendevano difficile la sua vita di servizio cristiano. La sua carità raggiunse vette eroiche, come rimanere senza un letto in cui dormire perché lo aveva donato a un malato; preferire l'assistenza ai malati più contagiosi o alle persone nemiche della fede; assistere con dolcezza materna le donne smarrite ricoverate in ospedale. La sua totale dedizione al prossimo era tale che anche i medici più increduli si stupivano della generosa dedizione di questa semplice sorellina.
4. La Beata che oggi veneriamo testimonia, con tutta la sua vita, che l'amore soprannaturale è la base dell'esistenza, che solo l'amore può cambiare la vita degli esseri umani secondo i loro bisogni più profondi e che l'amore consiste nel dono di sé, superando le resistenze e l'individualismo per realizzare la volontà divina.
La presente beatificazione, manifestando questo aspetto della spiritualità della Beata Candelaria, invita anche noi, con docilità allo Spirito Santo, a essere dispensatori della "consolazione" di Dio.
La Beata Candelaria ci accompagna e ci invita a prenderci cura dei malati terminali, dei malati di AIDS, a preoccuparci di alleviare la solitudine degli anziani e le difficoltà di tante diverse forme di povertà, a dedicare il tempo necessario a visitare i malati negli ospedali. E come non pensare a coloro che si dedicano ad aiutare i bambini, vittime di ogni tipo di abuso? Dobbiamo anche difendere i diritti delle minoranze minacciate, come alcune popolazioni indigene dell'America Latina, ed essere la voce di chi non ha voce.
Ma la sua testimonianza, quella che mi interessa di più far giungere a ciascuno di noi e a tutti coloro che in futuro troveranno l'eloquente lezione della Beata Candelaria, oltre ai valori morali, che sono grandi, è ciò che sta all'origine. Mi riferisco alla presenza viva e attiva di Cristo Risorto in lei, che è palpabile nella sua sconfinata carità. In questo senso, la Beata che oggi è stata elevata all'onore degli altari appartiene a quella moltitudine di cristiani che manifestano e mostrano con forza la presenza di Cristo negli uomini e nelle donne di oggi, pellegrini che, a volte, dimenticando la meta, camminano senza direzione.
Nel Vangelo di oggi Gesù dice agli Apostoli che chiederà al Padre di inviare loro lo Spirito Consolatore, affinché rimanga sempre con loro. E questa "permanenza" dello Spirito nel nostro cuore "ci trasforma in Cristo", rendendoci nel mondo e nella storia, cioè nella società di oggi - nell'ambiente concreto in cui viviamo - sua presenza viva e testimonianza credibile. Questo è avvenuto in Madre Candelaria e può avvenire in noi. Lo Spirito forma Cristo in noi e ci rende suoi imitatori nel nostro tempo e per tutta la vita, come ci ricorda il Santo Padre: "Non si comincia a essere cristiani con una decisione etica o una grande idea, ma con l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà un nuovo orizzonte alla vita e, con esso, un orientamento decisivo" (Deus caritas est, 1).
La santità di vita di questo fiore del Venezuela, Madre Candelaria, uno dei frutti eminenti della storia del cattolicesimo in America Latina, ci afferma nell'esperienza così ben descritta da Benedetto XVI all'inizio del suo pontificato: "Non c'è niente di più bello che essere stati toccati, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non c'è niente di più bello che conoscerlo e comunicare agli altri l'amicizia con Lui" (Omelia, domenica 24 aprile 2005: L'Osservatore Romano, edizione inglese, 29 aprile 2005, p. 7). Così, mentre ci rallegriamo per la beatificazione di Madre Candelaria, e ne rendiamo grazie a Dio, lasciamoci sorprendere dal Vangelo e facciamo di Cristo la ragione della nostra vita.
Ritrovata un’antica ricetta di liquore carmelitano
Le curiosità dell'Archivio Generale dell'Ordine Carmelitano
Il liquore carmelitanoTra i tesori del nostro archivio abbiamo ritrovato l’antica ricetta dello spiritum carmeliticum, così come ideata da un certo padre Bernardo, presumibilmente sul finire del secolo XVIII. Di padre Bernardo non conosciamo né il cognome né il convento di appartenenza, ma sicuramente il suo amaro dovette essere molto apprezzato se la sua ricetta arrivò fino alla Curia generalizia dei carmelitani.
Per poterla riprodurre, procuratevi alcol purissimo di vino, erbe di melissa, salvia e timo - con la raccomandazione che non siano essiccate, ma freschissime, colte durante la stagione della loro fioritura -, buccia di arancio, fiori di rosmarino, aromi di carciofo, cannella, noce moscata, inoltre semi di coriandolo, di anice e di ortica. Fate macerare il tutto per almeno due giorni, rimescolando di tanto in tanto, poi distillate e bevete… ma con moderazione!
[Pubblicato per la prima volta in ABIGOC (Archivio e Biblioteca Generale dell'Ordine Carmelitano)]I carmelitani in Perù (PCM) celebrano elezioni
Il Commissariato Provinciale del Perù (PCM) celebra l'assemblea annuale e le elezioni
I carmelitani del Commissariato provinciale del Perú (PCM) hanno celebrato la loro riunione annuale, che comprendeva le elezioni triennali, l'11 gennaio 2024. L'incontro si è tenuto a Villa Carmelitas a Lurín. Hanno partecipato il priore generale Míċéal O'Neill, accompagnato dal consigliere per le Americhe Luis Maza Subero.
La Provincia del Purissimo Cuore di Maria ha fondato l'Ordine in Perù nel 1949.
Durante la riunione sono stati eletti i seguenti membri della leadership:
Commissary Provincial | Comisario Provincial | Commissario Provinciale
Raúl Maravi Cabrera, O. Carm.
1st Councilor | 1er Consejero | 1o Consigliere
Miguel Bacigalupo del Corral, O. Carm.
2nd Councilor | 2do Consejero | 2o Consigliere
Eduardo Rivero Cárdenas, O. Carm.
Trovata fondazione carmelitana del XIII secolo in Cipro
Scoperta una fondazione carmelitana del XIII secolo a Limassol, Cipro
I ritrovamenti di ceramica effettuati durante i primi scavi a Panagia Karmiotissa, a Limassol (Cipro), è stato datato al XIII secolo e si pensa sia legato ai Carmelitani. Il Dipartimento delle Antichità di Cipro ha tenuto una conferenza al termine della prima fase di scavi nel sito dei ritrovamenti archeologici.
Secondo i resoconti pubblicati, il luogo degli scavi è stato selezionato per via di documenti storici, caratteristiche geografiche, nomi di luoghi e leggende locali, che suggerivano la presenza di una fondazione carmelitana nel XIII secolo.
Lo storico carmelitano Joachim Smet, nella sua monumentale storia dell'Ordine, scrive che oltre alla fondazione originaria di Fortamia (1238) a Cipro, si sa che l'Ordine aveva case a Limassol, Paphos, Famagosta e Nicosia. Queste si trovano in un elenco aggiunto alle Costituzioni del 1369.
Un'analisi architettonica della chiesa esistente suggerisce che essa risalga al XIV secolo. Questa discrepanza rende necessari ulteriori scavi per esplorare gli strati storici più profondi. Sono state aperte tre trincee di esplorazione: due sulle terrazze settentrionali e una dietro l'abside della chiesa attuale.
Oltre alle ceramiche del XIII secolo, le trincee hanno rivelato le tracce di due periodi di insediamento di epoca post-bizantina, tra cui diverse buche per pali. Dietro l'abside della chiesa, sono state scoperte numerose fosse di dimensioni umane allineate da est a ovest, che suggeriscono l'esistenza di ex siti tombali probabilmente associati al cimitero della chiesa.
Una rampa di scale scavata nel basamento naturale e orientata verso un luogo sottostante la chiesa indica strutture precedenti all'attuale edificio ecclesiastico. Inoltre, le indagini radar di penetrazione del terreno all'interno della chiesa suggeriscono la presenza di strutture significative al di sotto del pavimento della chiesa.
Lectio Divina febbraio 2024
Preghiera
Dio grande e misericordioso,concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...
Beata Arcangela Girlani, vergine
29 Gennaio | Memoria facoltativa nelle province italiane)
B. Arcangela prese l’abito carmelitano nel monastero di Parma nel 1477 all’età di 17 anni, dove prese il nome di Arcangela. Divenne poi priora del monastero di Parma, e successivamente priora della nuova fondazione di Mantova dal 1492 fino alla morte.
In un antico manoscritto troviamo scritto che la Beata Arcangela visse la sua vita religiosa così intensamente che, così come il monastero era intitolato a “Santa Maria in Paradiso”, lei e le altre monache, anche se ancora qui sulla terra, vivevano come se fossero già assorbite dal cielo.
Leggi di più ...
Presentazione di un libro su p. Serafino Maria Potenza
Giovedì 18 gennaio 2024, alle ore 18, presso il Centro Internazionale Sant’Alberto (Roma), è stato presentato il volume L’attività di padre Serafino Maria Potenza (1697-1763) attraverso i documenti d’Archivio, di Simona Durante, pubblicato da Edizioni Carmelitane.
Alla presentazione sono intervenuti padre Vincenzo Criscuolo, ofmcap, già relatore generale del Dicastero delle Cause dei Santi, il professor Luca Carboni, dell’Archivio Apostolico Vaticano, e l'autrice. Tra i numerosi partecipanti erano presenti il segretario monsignor Fabio Fabene, il sottosegretario Bogusław Stanisław Turek e altri membri del Dicastero.
Il p. Vincenzo Criscuolo ha fatto le considerazioni iniziali e ha ringraziato l’autrice per il magnifico lavoro svolto nel dissezionare la figura e l’opera del Potenza lungo le 395 pagine del volume.
Anche il prof. Luca Carboni ha elogiato l’operato dall’autrice e ha accennato come questo libro sia il miglior esempio del ruolo dell’archivista, ovvero quello di tracciare “un dialogo fruttifero tra epoche diverse”.
Il libro ripercorre la vita di padre Serafino Maria Potenza e la sua attività di Postulatore Generale dell'Ordine Carmelitano, seguendo le cause di beatificazione e canonizzazione da lui istruite e per le quali entrò in contatto con la Sacra Congregazione dei Riti, il dicastero allora competente in materia.
In questo senso, Giovanna Brizi, Postulatore Generale dell'Ordine, ha sottolineato che, sebbene Potenza non abbia concluso nessuna delle cause di beatificazione di cui si è occupato durante il suo mandato di Postulatore Generale dell'Ordine, "ha gettato il seme che sarebbe poi germogliato nell'attività dei postulatori che sono venuti dopo di lui, perché questa è anche la nostra missione in quanto postulatori".
Per inquadrare la figura del Potenza l’autrice analizza il contesto storico del suo tempo così come “l’ampio panorama della santità carmelitana”.
Nella preparazione del libro la Durante si è avvalsa di un accesso diretto ai vari fondi dell’Archivio dei Carmelitani per individuare il materiale di pertinenza del padre Serafino. Si è rivolta anche all’Archivio della Postulazione Generale dell’Ordine, dove si è potuto accertare che “la maggior parte della documentazione, relativa al XVIII secolo, rimanda, in qualche modo, a padre Serafino Maria Potenza.”
Per p. Mario Alfarano, Archivista e Bibliotecario Generale, il libro della Durante è un esempio dell'importanza del ruolo dell'archivista per le nuove generazioni, e ha sottolineato quanto la collaborazione tra i diversi fondi sia stata un fattore chiave nella ricerca e nella preparazione del libro.
L’Osservatore Romano, il giornale ufficiale della Santa Sede, ha pubblicato una recensione sul libro di Simona Durante (accessibile agli abonati qui: https://www.osservatoreromano.va/it/news/2024-01/quo-016/alla-scoperta-di-uno-scopritore.html)
Il libro può essere acquistato presso il bookstore online delle Edizioni Carmelitane.
Il Papa esorta i giornalisti a cercare la verità
Il Papa incoraggia i giornalisti a concentrarsi sulla comunicazione della verità
In un recente incontro nella Sala Clementina con i membri dell'Associazione Internazionale dei Giornalisti Accreditati presso il Vaticano, Papa Francesco ha parlato della comunicazione della verità come compito ultimo dei giornalisti. Essi devono basare il loro lavoro "sulla solida roccia della responsabilità nella verità, non sulle fragili sabbie del gossip e delle letture ideologiche", ha detto Papa Francesco.
Anche se si è rivolto direttamente ai giornalisti il cui lavoro quotidiano è quello di comunicare notizie sul Papa e sulla burocrazia vaticana, lo stesso discorso potrebbe valere per i comunicatori dell'Ordine nelle varie parti del mondo.
Il Papa ha parlato del giornalismo come di una vocazione, "un po' come quella del medico, che sceglie di amare l'umanità curandone le malattie". Un giornalista "sceglie di toccare con mano le ferite della società e del mondo" per portarle alla luce. Ha detto ai giornalisti di non "nascondere la realtà, anche le sue miserie", e che se da un lato non devono sminuire le tensioni nella Chiesa, dall'altro non devono fare "inutili clamori".
Ha suggerito ai giornalisti di non fermarsi all'"apparenza" degli eventi nella Chiesa, ma di passare alla "sostanza che non cerca di conformarsi alla superficialità degli stereotipi e delle formule di informazione pronte all'uso".
I giornalisti accreditati in Vaticano sono comunemente chiamati "vaticanisti". Citando un vaticanista di lungo corso, il Papa ha detto: "In tanti anni di vaticanismo, ho imparato l'arte di cercare e raccontare storie di vita, che è un modo di amare l'umanità [...]. Ho imparato l'umiltà. Ho incontrato molti uomini di Dio che mi hanno aiutato a credere e a rimanere umano. Quindi, non posso che incoraggiare chi vuole avventurarsi in questa specializzazione giornalistica".
Sono circa 150 i giornalisti accreditati presso il Vaticano. Molti membri dell'organizzazione viaggiano con il Papa quando visita altri Paesi. Altri giornalisti possono essere accreditati per coprire determinati eventi, come il recente sinodo. Come è sua abitudine, il Papa ha salutato tutti i presenti al termine dell'udienza.
Celebrando in Casa - IV Domenica del Tempo Ordinario
Cominciando il cammino
(Mc 1:21-28)
Dopo aver visto la chiamata dei primi quattro discepoli nel Vangelo della settimana scorsa, questa settimana siamo catapultati nel ministero di Gesù. I Vangeli della quarta, quinta e sesta domenica tratteggiano infatti il ministero di Gesù a Cafarnao.
La scorsa domenica il vangelo sottolineava la chiamata dei discepoli a vivere e operare in partecipazione attiva con Gesù. Per essere ‘pescatori di uomini’ essi hanno dovuto lasciarsi indietro tutto quello che era conosciuto e familiare, compresa la loro fiorente attività di pescatori e le loro famiglie. Hanno dovuto fare un salto nel buio, non sapendo dove il loro cammino con Gesù li avrebbe portati.
Nelle prossime tre domeniche cominceremo a farci un’idea su chi sia Gesù e su che tipo di cammino sia il suo.
Il Vangelo di oggi vede Gesù e i discepoli giungere a Cafarnao, una piccola città sulla riva settentrionale del lago di Tiberiade, la quale sarà la base del ministero di Gesù in Galilea.
Di sabato Gesù e i suoi discepoli frequentano la liturgia sinagogale, durante la quale Gesù offre un insegnamento. Le sue parole colpiscono l’assemblea per la loro autenticità e per quanto esse suonino ‘vere’. Inoltre, le parole di Gesù non solo smuovono l’assemblea, ma liberano anche un uomo da uno spirito impuro. L’azione di Gesù è in risposta all’affermazione che l’uomo gli pone: ‘Sei venuto a rovinarci!’: piuttosto che distruggere, Gesù libera l’uomo dallo spirito impuro, guarendolo e restituendogli la sua integrità.
Schiacciare le persone con la forza e l’autorità di Dio non rientra nello stile di Gesù; al contrario, egli vuole liberare e riscattare coloro che sono attanagliati dal male.
Molte persone sono spaventate da Dio; Gesù costantemente dice e mostra che non c’è nessun bisogno di questa paura. Esser Dio è operare benevolmente per il suo popolo, non punirlo. Il potere di Dio guarisce, risana e libera, in modo che tutti noi possiamo crescere e diventare quel popolo che Dio ha sempre sognato noi diventassimo.
I discepoli imparano cose nuove riguardo chi sia Dio attraverso le parole e le azioni di Gesù. In tutto questo vi è una chiamata verso una maggior fede e fiducia nella bontà di Dio.
- pdf Celebrating At Home - 4th Sunday in Ordinary Time [PDF] (2.86 MB)
- default Celebrating At Home - 4th Sunday in Ordinary Time [ePub] (3.75 MB)
- pdf Celebrando en Familia - IV Domingo del Tiempo Ordinario (494 KB)
- pdf Celebrando in Casa - IV Domenica del Tempo Ordinario (483 KB)
- pdf Celebrando em familia - IV Domingo Do Tempo Comum (482 KB)




















